Stratreviglio (Treviglio)


Venerdì giorno di riposo forzato a causa dell'alluce. Dicono si chiami girodito, non so. Fatto sta che ho un'infezione dovuta al continuo sfregamento tra le due dita. Ma ieri non ho rinunciato alla corsa di Treviglio. Impacchi con pomata e pediluvi in acqua e sale spero che servano qualcosa in vista della Maratona. Tornando a ieri, ero un po' incerto quando alle 7:00 Fabio suona al mio campanello per partire. Sveglio Sara e le faccio trovare una succulenta colazione già pronta in vista dei suoi 15 km. Arriviamo alla partenza dopo una ventina di minuti e la giornata sembra aprirsi, ma il freddo in maglietta e calzoncini è comunque ancora pungente. La Stratreviglio prevede quattro percorsi di 7, 14, 21 e 30 km. Io e Fabio abbiamo in previsione un giro di riscaldamento sui 7 e poi il circuito più lungo: totale 37 km. Avrei preferito non superare i 35 un mese prima della Maratona, ma questo è quel che passa in convento. E poi siamo daccordo nel non tirare ma accontentarci dei chilometri da mettere nelle gambe... Segue »

Partiamo e subito zoppico vistosamente. Un po' mi abbatto, ma proseguo. La corsa di Treviglio è la terza volta che la faccio e conosco bene il percorso. E' presto ma c'è già un bel po' di gente in giro. In 34' 40" siamo già di ritorno alla partenza/arrivo e facciamo una piccola sosta per rinfocillarci e alleggerirci in vista dei restanti 30 km. Intanto incontriamo anche Sara, Chiara, Egidio e Simone che stanno per partire. Simone si aggrega subito a noi mentre gli altri con passo più lento si incamminano alle nostre spalle. Il piede che aveva cominciato a dare meno allarme nella parte finale del primo pezzo, ricomincia a pulsare dopo essere rimasto qualche minuto fermo. Zoppico un po' ma provo a continuare. La corsa mi serve poi anche come esperimento d'abbigliamento: invece dei soliti slip che sulle corse oltre i 30 km mi lasciano rossore e vesciche sotto gli elestici che coprono l'inguine, provo sotto i pantaloncini un paio di boxer aderenti. E l'esperimento sembra non avere controindicazioni. Passiamo i primi ristori e nenanche una volta guardo l'orologio. Simone ci intrattiene parlando per tutto il tempo mentre lasciamo Treviglio e passiamo per Badalsco, Canonica, Pontirolo e cominciamo il percorso di ritorno. Il sole ormai è alto e illumina d'un verde acceso i campi attraverso i quali passiamo seguendo la striscia di asfalto che percorre le piccole collinette della bassa bergamasca. Incrociamo qualche centauro e qualche gruppo di ciclisti, mentre il traffico automobilistico fortunatamente è scarso. La parte di ritorno è un po' più dura. Comincio a soffrire leggermente prima del bivio 21/30 km quando per me e Fabio ormai i chilometri nelle gambe sono attorno ai 27/28. Ci dirigiamo verso Arcene e poi svoltiamo verso Treviglio zona Nord. Lo scorso anno a questo punto pensando ad un arrivo vicino quando avevo visto la deviazione che ancora si allontanava da Treviglio verso la Geromina, avevo avuto un attimo di sconforto. Ma questa volta la strada non mi sorprende. Verso i 32 chilometri invece la crisi si fa più dura e profonda: comincia qualche crampo a polpacci, piede e coscia e il piede si fa risentire. So che devo tenere duro per due chilometri e tutto passa. Infatti così è. raggiungo Fabio e Simone che avevano leggermente allungato su di me e ci apprestiamo a percorrere l'ultimo tratto di circonvallazione interna. Tutto sommato non sto malissimo, anche se il piede pulsa e comincio a zoppicare in vista dell'arrivo. Penso a quello che sarà tra un mese sulla riva dell'Arno e mi tranquillizzo: a Roma a questo punto ero un cadavere. Aumento leggermente il passo nell'ultimo chilometro percorrendolo a 5' e chiudendo i 37 km totali in 3h 19' 56". Se fossi in maratona chiuderei ampiamente sotto le 4 ore...


Articolo tratto da: Corro Ergo Sum - http://corroergosum.altervista.org/
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